SE C'E' ANCORA QUALCUNO...
Se c’è ancora qualcuno che pensa che la guerra è un crimine contro l’umanità;
se c’è ancora qualcuno che pensa che la violenza è sempre il fallimento dell’uomo;
se c’è ancora qualcuno che pensa che la Pace e la nonviolenza sono un binomio indissolubile;
se c’è ancora qualcuno che pensa che il Mahatma Gandhi è stato il testimone della nonviolenza come ideale possibile per cui impegnarsi;
se c’è ancora qualcuno che pensa che la questione israelo-palestinese si può risolvere solo col dialogo, con la formula due Popoli, due Stati, in Pace;
se c’è ancora qualcuno che si commuove per le vittime di Gaza e di tutte le guerre del mondo;
se ci sono ancora studenti che pensano che studiare significhi, in primo luogo, impegnarsi per un mondo diverso senza ingiustizie, oppressioni e violenze;
se c’è ancora qualcuno che pensa che gli immigrati e le immigrate che arrivano nel nostro Paese, sono la più grande ricchezza sociale, umana ed economica che ci sia mai capitata;
se c’è ancora qualcuno che crede negli sguardi, nei volti e negli altri;
se c’è ancora qualcuno che non sopporta più questo clima provinciale, chiuso, alienante ed arrogante che gira in questo nostro Paese;
se ci sono ancora cristiani, musulmani ed ebrei che sanno guardarsi negli occhi amando gli uni il Dio degli altri;
se c’è ancora qualcuno, in questa nostra città di Corato, che spera e che sogna e che vuole cambiare questo stato di cose esistente;

SABATO 17 GENNAIO 2009 ALLE ORE 18,30 PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE di CORATO, IN PIAZZA SEDILE
PER:
- costruire un Movimento per la Pace, la Nonviolenza e la Solidarietà.
- invitare le Istituzioni e, in particolare, il Consiglio Comunale di Corato ad assumere una posizione chiara di condanna della guerra, in favore della Pace e ad aderire alla Campagna di solidarietà in favore delle popolazioni della Striscia di Gaza promossa da Caritas Italiana e da Pax Christi.
- creare le condizioni affinché le nuove generazioni siano coinvolte nella costruzione di una pedagogia della pace.
- sottoscrivere la campagna di aiuti promossa da
Caritas Italiana e Pax Christi.
Corato, 14 gennaio 2009
Cristiani in dialogo
Forum per il Cambiamento Solidale

7 gennaio 2009

Natale Ortodosso

Auguri a tutte le Chiese Ortodosse e ai fratelli e alle sorelle immigrate in Italia di confessione cristiano-ortodossa verso cui va tutta la nostra stima e gratitudine per il lavoro che svolgono nel nostro Paese e per la ricchezza umana e spirituale di cui sono portatori.








Comunicato Stampa n.48-2008
TERRA SANTA: FERMATE LE VIOLENZE
La Caritas si attiva in aiuto della popolazione locale
e lancia un appello per il cessate il fuoco
«Bisogna assolutamente che cessino i bombardamenti, perché sono già troppe le vittime innocenti. Noi condanniamo ogni violenza: i razzi lanciati dalla striscia di Gaza, ma anche gli attuali bombardamenti.Così vi saranno solo ulteriori spirali di violenza. Ci addolora che ancora una volta l’unico linguaggio sia quello delle armi».
Claudette Habbash, direttrice di Caritas Gerusalemme lancia così il suo appello alla comunità internazionale. Anche padre Firas, parroco di Aboud, vicino a Ramallah, conferma che la tensione è altissima. Non si può andare a Gaza. La popolazione è accerchiata perché anche i passaggi verso l'Egitto sono chiusi o inagibili. Il personale sanitario della Caritas Gerusalemme attivo nella striscia di Gaza è tutto all'opera, ma la crisi umanitaria è davvero drammatica. La popolazione è in pratica imprigionata, manca il carburante, il che significa che manca elettricità e le apparecchiature degli ospedali non funzionano, o funzionano male. C’è un gran bisogno di medicinali e di materiale per pronto soccorso, ma ormai tutti i servizi, dall'approvvigionamento dei viveri essenziali alle banche, sono bloccati o in situazione precaria.
Caritas Gerusalemme da anni, con il sostegno di Caritas Italiana e di tutta la rete internazionale si adopera per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione più vulnerabile. Gli ambiti di intervento prioritari sono: sanità, assistenza sociale, aiuto alle famiglie per l’istruzione dei figli, contributi alle famiglie per avviare piccole imprese, o in cambio di lavoro. In particolare Caritas Italiana ha finanziato la costruzione del dispensario di Aboud - inaugurato il 14 settembre scorso - che garantisce l'assistenza sanitaria a una ventina di villaggi della Cisgiordania, ha contribuito alla riparazione di molte abitazioni per le famiglie più povere, ha sostenuto interventi sanitari a Gaza, attività generatrici di reddito e attività scolastiche in Cisgiordania. Inoltre promuove da sempre il dialogo sostenendo attività di riconciliazione tra ebrei e arabi a Haifa, tramite una ONG israeliana, e a Gerusalemme, tramite una ONG palestinese. A partire proprio da questo impegno sul campo, in vista anche della Giornata Mondiale della Pace, Caritas Italiana si unisce all’appello a far tacere le armi da ambo le parti, nella convinzione che la pace tra israeliani e palestinesi e la convivenza tra ebrei e arabi sia possibile, se sostenuta dalla reale volontà politica di costruirla e se viene accolto l’invito del Santo Padre che nell’Angelus del 28 dicembre, invocando «un sussulto di umanità e di saggezza», ha chiesto alla comunità internazionale «di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi...alla logica perversa dello scontro e della violenza».
Roma, 29 dicembre 2008
Per sostenere gli interventi in corso (causale "TERRA SANTA") si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
• Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
• Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
• UniCredit Banca, piazzale dell'Industria 46, Roma - Iban: IT02 Y032 2303 2000 0000 5369 992
• CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

00165 ROMA – Via Aurelia, 796 - Conto Corrente Postale 347013 Tel. 06 66177001 – Comunicazione: 06 66177 226
348 5804275 - Fax 06 66177602
Sito internet: http://www.caritasitaliana.it









"Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". (P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008)
Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.
A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai 'miliziani' di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: "Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra". FERMATEVI SUBITO!
A voi, capi di Hamas, chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un'aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo? FERMATEVI SUBITO!
E noi donne e uomini che apparteniamo alla 'società civile', FERMIAMOCI TUTTI! Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alla vittima israeliana. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi. E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.
I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.
La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che "è stato Hamas a rompere la tregua". Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.
Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio: "Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco".
La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.
Pax Christi Italia


1° Gennaio 2009

Santa Maria Madre di Dio

Buon Anno di Pace

Questa foto ritrae la statua della Madonna posta sull'obelisco dello spiazzale antistante la Basilica di Santa Maria di Leuca.

E' l'ultimo lembo di terra italiana, tutto proteso verso Oriente. Sull'orizzonte s'intravedono le montagne albanesi e le isole greche.

Santa Maria di Leuca

che guardi ad oriente aiuta l'Italia ad aprirsi al mondo, agli altri. Aiutaci a capire che nessuno è clandestino, ma che tutti siamo persone, uomini, donne e bambini.

Santa Maria

la Chiesa da secoli ti appella come

Madre dei Rifugiati

aiutaci ad abbattere le frontiere, a smilitarizzare le coste, ad aprire i nostri porti a chi viene da lontano. Aiuta gli italiani e tutti gli europei a liberarsi dalle barriere dell'odio, del pregiudizio e del razzismo e a dare rifugio a chi venendo di là dal Mare, con la sua povertà, con la sua cultura, con la sua lingua di fatto ci apre al Mondo, alla condivisione delle ricchezze e alla felicità più vera!


Mercato, affari, armi, banche, finanza, benpensanti, prudenti, ricchi borghesi, ragion di stato, interessi, potere, guerre, USA, Occidente, Italia, dittatura televisiva, razzismo, provincialismo, chiusura...
...la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l'hanno accolta. (Gv 1,5)
E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14)
Buon Natale 2008


ZONA PASTORALE "SAN CATALDO" - CORATO

Sabato 26 gennaio 2008, alle ore 20.00, presso la Chiesa Matrice di Corato, avrà luogo una

VEGLIA DI PREGHIERA ECUMENICA PER LA PACE


Questa veglia, infatti, è stata realizzata in comunione con la Chiesa Valdese e con la Comunità Musulmana di Corato.

Si tratterà di una preghiera ecumenica per la PACE che vedrà la partecipazione oltre che di don Cataldo Bevilacqua Vicario episcopale per Corato, anche del Pastore della Chiesa Valdese e di un rappresentante di fede islamica della Moschea di Corato.

E' un grande segnale di dialogo tra le religioni all'insegna di un impegno comune per la Pace, contro ogni forma di guerra, di violenza e di intolleranza.

Si tratta di un evento di grande importanza e rilievo, forse nazionale, che testimonia come le religioni possano e debbano dialogare ed essere strumenti d'incontro tra i popoli e di costruzione di orizzonti di Pace.

E' un avento che d'altro canto testimonia come nell'Arcidiocesi si stia lavorando intensamente per l'Ecumenismo e per una profonda "convivialità delle differenze", all'insegna del riconoscimento e rispetto delle diversità e non certo del sincretismo religioso che tradisce l'autentico spirito ecumenico.

E' un evento che attesta come la Comunità islamica, prevalentemente marocchina, presente a Corato, abbia rapporti di grande amicizia con la Chiesa locale e sia impegnata nella promozione di percorsi di dialogo e di scambio, nel reciproco rispetto delle identità anche religiose considerate non un ostacolo, ma un'opportunità di reciproco arricchimento.

L'iniziativa è stata promossa dalla Zona Pastorale "San Cataldo" di Corato, in collaborazione con i movimenti e le associazioni ecclesiali oltre che con le Comunità Valdese e Musulmana.
Ecco la risposta della Redazione di CoratoLive.it, a firma di Giuseppe Cantatore, che ringraziamo per l'attenzione che ci ha riservato:


La risposta della Redazione

La replica della Caritas cittadina è di quelle che non lasciano indifferenti. Anche perchè perchè conosco lo spessore di chi le invia.Letta e riletta più volte, offre un punto di vista assolutamente condivisibile e addirittura prioritario rispetto a quanto è stato proposto all'interno della notizia. Per questo, crediamo che sarebbe stato nostro compito integrare quanto proposto con una nota che indirizzasse l'attenzione del lettore non solo verso il degrado del centro storico, ma anche e soprattutto verso la vicenda umana del ragazzo costretto a dormire sepolto dai cartoni lì dove idealmente, pochi giorni prima, era stato collocato Nostro Signore. Ma, attenzione. Ho parlato di "integrazione alla notizia" perchè quello che è stato proposto (così come ben si evince dall'articolo) è il testuale documento protocollato dai cittadini che protestavano per la situazione in cui versa l'Abbazia, con tanto di immagini allegate e scattate dagli stessi cittadini. Partendo dal sacrosanto principio secondo cui una testata è responsabile di quanto pubblica, è da precisare che CoratoLive.it, ha fatto da veicolo alla protesta di quei cittadini ed alla loro indignazione, senza fare commenti di alcun genere o, peggio, trascendere in termini offensivi. Mea culpa, quindi, per aver mancato di offrire al lettore una notizia dal respiro più ampio, pur risultando per noi difficile rispondere per conto di quei residenti che hanno espresso quel punto di vista così severamente giudicato. Informazione ed ascolto del lettore vanno assolutamente di pari passo, ma ci spiace, infine, leggere di "scoop ridicoli ed indifferenza rispetto al ruolo pedagogico dell’informazione", a fronte di un impegno, credeteci, quotidiano, costante ed immenso, ed orientato proprio nella direzione di una informazione giusta, diretta, democratica, efficace e fortemente orientata al rispetto della persona.Tanto che, lo ricorderà il coordinatore, tempo addietro cercammo insistentemente una stretta collaborazione con la Caritas (che tanto opera nella nostra città) proprio per aprire una finestra costante sulle tante realtà dell'umano degrado cittadino.In questa sede, allora, torniamo a chiedere alla Caritas di derogare ancora una volta alla scelta del silenzio mediatico e di approfittare di CoratoLive.it, in stretta sinergia con chi opera in redazione, per accendere i riflettori in maniera costante su queste situazioni. Non certo per visibilità, ma per agevolare l'oscuro lavoro quotidiano dei volontari, magari trovandone altri, magari con l'obiettivo di diffondere "la cultura del prossimo".Vorrà dire che, da oggi, ci impegneremo ancora di più, sempre nel pieno rispetto dell'Uomo e del Lettore.
Giuseppe Cantatore


A proposito di Arco Abbazia, abbiamo inviato a CoratoLive.it e a ViviCorato.it il seguente intervento, pubblicato il 15 gennaio 2008 solo da CoratoLive:
Spett.li Redazioni di Coratolive e di Vivicorato,
il modo in cui avete dato notizia di un ragazzo trovato a dormire tra i cartoni, al gelo, sotto Arco Abbazia, a Corato, è per noi inquietante.
Sembra incredibile che dei cittadini e per di più le vostre stesse testate giornalistiche possano parlare di tali fatti, in termini così volgari, offensivi e superficiali.
Si trova un ragazzo che dorme per strada e il problema qual è? Che si deturpa il centro storico!
Come siamo caduti in basso…
Tutti le questioni dovevano passare in second’ordine: lì c’era un ragazzo che dormiva per strada!
Certo, grande attenzione per i problemi del Centro storico… che tuttavia hanno ben altre cause di matrice urbanistico-sociologica, ma lì c’era un ragazzo che dormiva per strada!
In questo Natale, la Parrocchia San Domenico ha allestito un presepe che riproduceva, in scala, proprio l’Arco Abbazia, al cui interno era stata collocata la Natività.
Il ragazzo che avete trovato lì a dormire non è molto diverso da quella Donna, la Madre di Dio, che circa 2000 anni fa, in terra straniera, si trovò a partorire tra la paglia, i cartoni, negli anfratti di costruzioni diroccate.
Dove sarebbe arrivata la vostra indignazione perbenista, quante foto avreste scattato e pubblicato e i cittadini quanti vigili avrebbero chiamato, quanti insulti e improperi avrebbero riservato, a quella Donna, ragazza madre, straniera che partoriva per strada, il Figlio di Dio?
Risposta? Gli stessi e forse peggio, di quelli che avete riservato a questo ragazzo!
È appena passato Natale… il Natale delle luci, degli acquisti, delle tradizioni, delle mangiate, ma il Natale dell’incarnazione di Dio in ogni povero uomo, sembra che in tanta opinione pubblica della nostra città non sia mai arrivato.
Il cristianesimo non è un insieme di tradizioni, ormai al margine della superstizione.
Il cristianesimo è una rivoluzione radicale in cui Dio si fa uomo, beati sono i deboli, gli ultimi, le ricchezze si danno ai poveri e ogni uomo ha la stessa dignità di Dio.
Sotto Arco Abbazia c’era un uomo, per di più un ragazzo, che aveva ed ha la stessa dignità di Dio, che meritava lo stesso rispetto e venerazione che si può riservare a Dio e che voi, invece, con i vostri articoli, foto e filmati, avete calpestato nella sua dignità, al limite della legalità, avete trattato come un rifiuto che sporca e imbratta il cosiddetto centro storico della città.
Se un ragazzo dorme sotto Arco abbazia, allora per prima cosa te ne prendi cura, gli offri un tetto e vicinanza umana e poi l’aiuti a risolvere i suoi problemi.
Come potete ignorare il ruolo pedagogico che l’informazione deve svolgere, inseguendo invece scoop ridicoli, dichiarazioni sconcertanti e non aiutare la cittadinanza a rendersi conto che le nostre città producono inquietanti processi di esclusione, di emarginazione, di indifferenza, di sofferenze diffuse?
È per questo che la Caritas cittadina ha da tempo scelto la via del silenzio mediatico.
In tempi di propaganda di ogni genere, la serietà è stare in silenzio e lavorare per un rinnovato umanesimo.
Corato, 14 gennaio 2008
Equipe Caritas Cittadina Corato
Ecco la foto storica in cui l'Arcivescovo Giovan Battista Pichierri e il Metropolita di Parigi Josif, nella Cattedrale di Trani, dinanzi alle spoglie di San Nicola pellegrino, firmano l'accordo che affida la Chiesa di San Martino in Trani alla Chiesa Ortodossa Romena

Messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato - 13 gennaio 2008
I giovani migranti


Cari fratelli e sorelle,
il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato invita quest'anno a riflettere in particolare sui giovani migranti. In effetti, le cronache quotidiane parlano spesso di loro. Il vasto processo di globalizzazione in atto nel mondo porta con sé un'esigenza di mobilità, che spinge anche numerosi giovani ad emigrare e a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi. 'La conseguenza è che dai Paesi d'origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento. Di fatto, il fenomeno dell'emigrazione diviene sempre più esteso ed abbraccia un crescente numero di persone di ogni condizione sociale. Giustamente pertanto le pubbliche istituzioni, le organizzazioni umanitarie ed anche la Chiesa cattolica dedicano molte delle loro risorse per venire incontro a queste persone in difficoltà.
Per i giovani migranti risulta particolarmente sentita la problematica costituita dalla cosiddetta "difficoltà della duplice appartenenza": da un lato, essi sentono vivamente il bisogno di non perdere la cultura d'origine, mentre, dall'altro, emerge in loro il comprensibile desiderio di inserirsi organicamente nella società che li accoglie, senza che tuttavia questo comporti una completa assimilazione e la conseguente perdita delle tradizioni avite. Tra i giovani ci sono poi le ragazze, più facilmente vittime di sfruttamento, di ricatti morali e persino di abusi di ogni genere. Che dire poi degli adolescenti, dei minori non accompagnati, che costituiscono una categoria a rischio tra coloro che chiedono asilo? Questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale.
Guardando poi più d'appresso al settore dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti. A questo proposito, è impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo. Come non pensare che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri? E, al tempo stesso, come non ricordare che la fanciullezza e l'adolescenza sono fasi di fondamentale importanza per lo sviluppo dell'uomo e della donna, e richiedono stabilità, serenità e sicurezza? Questi bambini e adolescenti hanno avuto come unica esperienza di vita i «campi" di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, lontani dai centri abitati e senza possibilità di frequentare normalmente la scuola. Come possono guardare con fiducia al loro futuro? Se è vero che molto si sta facendo per loro, occorre tuttavia impegnarsi ancor più nell'aiutarli mediante la creazione di idonee strutture di accoglienza e di formazione.
Proprio in questa prospettiva si pone la domanda: come rispondere alle attese dei giovani migranti? Che fare per venire loro incontro? Occorre certo puntare in primo luogo sul supporto della famiglia e della scuola. Ma quanto complesse sono le situazioni e quanto numerose sono le difficoltà che incontrano questi giovani nei loro contesti familiari e scolastici! All'interno delle famiglie sono venuti meno i tradizionali ruoli che esistevano nei Paesi di origine e si assiste spesso ad uno scontro tra genitori rimasti ancorati alla loro cultura e figli velocemente acculturati nei nuovi contesti sociali. Né va sottovalutata la fatica che i giovani incontrano per inserirsi nei percorsi educativi vigenti nei Paesi in cui vengono accolti. Lo stesso sistema scolastico pertanto dovrebbe tener conto di queste loro condizioni e prevedere per i ragazzi immigrati specifici itinerari formativi d'integrazione adatti alle loro esigenze. Importante sarà anche l'impegno di creare nelle aule un clima di reciproco rispetto e dialogo tra tutti gli allievi, sulla base di quei principi e valori universali che sono comuni a tutte le culture. L'impegno di tutti - docenti, famiglie e studenti - contribuirà certamente ad aiutare i giovani migranti ad affrontare nel modo migliore la sfida dell'integrazione ed offrirà loro la possibilità di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale. Questo vale ancor più per i giovani rifugiati per i quali si dovranno approntare adeguati programmi, nell'ambito scolastico e altresì in quello lavorativo, in modo da garantire la loro preparazione fornendo le basi necessarie per un corretto inserimento nel nuovo mondo sociale, culturale e professionale.
La Chiesa guarda con singolare attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi di origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali. Proprio in ordine a ciò invito le comunità ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l'inserimento. Vi è poi tra i migranti, come ebbi a scrivere nel Messaggio dello scorso anno, una categoria da considerare in modo speciale, ed è quella degli studenti di altri Paesi che per ragioni di studio si trovano lontani da casa. Il loro numero è in continua crescita: sono giovani bisognosi di una pastorale specifica, perché non solo sono studenti, come tutti, ma anche migranti temporanei. Essi si sentono spesso soli, sotto la pressione dello studio e talvolta stretti anche da difficoltà economiche. La Chiesa, nella sua materna sollecitudine, guarda a loro con affetto e cerca di porre in atto specifici interventi pastorali e sociali, che tengano in conto le grandi risorse della loro giovinezza. Occorre far sì che abbiano modo di aprirsi al dinamismo dell'interculturalità, arricchendosi nel contatto con altri studenti di culture e religioni diverse. Per i giovani cristiani quest'esperienza di studio e di formazione può essere un utile campo di maturazione della loro fede, stimolata ad aprirsi a quell'universalismo che è elemento costitutivo della Chiesa cattolica.
Cari giovani migranti, preparatevi a costruire accanto ai vostri giovani coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e serietà i vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello Stato. Siate rispettosi delle leggi e non lasciatevi mai trasportare dall'odio e dalla violenza. Cercate piuttosto di essere protagonisti sin da ora di un mondo dove regni la comprensione e la solidarietà, la giustizia e la pace. A voi, in particolare, giovani credenti, chiedo di profittare del tempo dei vostri studi per crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo. Gesù vi vuole suoi amici veri e per questo è necessario che coltiviate costantemente un'intima relazione con Lui nella preghiera e nell'ascolto docile della sua Parola. Egli vi vuole suoi testimoni e per questo è necessario che vi impegniate a vivere con coraggio il Vangelo traducendolo in gesti concreti di amore a Dio e di servizio generoso ai fratelli. La Chiesa ha bisogno anche di voi e conta sul vostro apporto. Voi potete svolgere un ruolo quanto mai provvidenziale nell'attuale contesto dell'evangelizzazione. Provenendo da culture diverse, ma accomunati tutti dall'appartenenza all'unica Chiesa di Cristo, potete mostrare che il Vangelo è vivo e adatto per ogni situazione; è messaggio antico e sempre nuovo; Parola di speranza e di salvezza per gli uomini di ogni razza e cultura, di ogni età e di ogni epoca.
A Maria, Madre dell'intera umanità, e a Giuseppe, suo castissimo sposo, profughi entrambi con Gesù in Egitto, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie, quanti si occupano in vario modo del vasto mondo di voi giovani migranti, i volontari e gli operatori pastorali che vi affiancano con la loro disponibilità e il loro sostegno amichevole. Il Signore sia sempre accanto a voi e alle vostre famiglie, perché insieme possiate superare gli ostacoli e le difficoltà materiali e spirituali che incontrate nel vostro cammino. Accompagno questi miei voti con una speciale Benedizione Apostolica per ciascuno di voi e per le persone che vi sono care.
Dal Vaticano, 18 Ottobre 2007
BENEDETTO XVI
BENVENUTO ALLA CHIESA ORTODOSSA ROMENA
L'Equipe della Caritas Cittadina di Corato
accogliendo l'invito che l'Arcivescovo, con la sua lettera, ha fatto a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi, parteciperà, con convinzione e gioia, giovedì 10 gennaio 2008, alle ore 18.00, nella Cattedrale di Trani, alla cerimonia di benvenuto alla Chiesa Ortodossa romena nella Chiesa di San Martino in Trani.

Si tratta di un avvenimento molto importante sul piano ecumenico e dell'attenzione pastorale verso le sorelle e i fratelli rumeni immigrati, presenti nel nostro territorio.

Tutto ciò rafforza l'impegno della Caritas nella premurosa accoglienza degli stranieri, nel rispetto delle differenze, anche religiose e nella promozione di una Chiesa dal volto umano attenta, nel nome di Gesù Cristo, ai bisogni dei più deboli e impegnata nella costruzione di un mondo di Pace.




Nella nostra Arcidiocesi giovedì 10 gennaio 2008, alle ore 18.00, ci sarà un grande evento ecumenico voluto dal nostro Arcivescovo Mons. Giovan Battista Pichierri

Prot. n. 02/08/C2

BENVENUTO ALLA CHIESA ORTODOSSA ROMENA
NELLA CHIESA DI S. MARTINO IN TRANI

LETTERA INVITO ALLA COMUNITÀ DIOCESANA


Carissimi ministri ordinati, vita consacrata, fedeli laici cristiani,

Giovedì 10 gennaio p.v. nella nostra Cattedrale di Trani vivremo, nel contesto della divina liturgia del Vespro bizantino, un incontro nel segno della fraternità tra la nostra Chiesa diocesana e la Chiesa sorella Ortodossa Romena che dipende dal Metropolita Josif di Parigi e per l’Europa centrale-meridionale.
Come preannunciato in varie circostanze, affidiamo per il culto e per l’azione pastorale di Sua Em.za il Metropolita Josif il tempio di S. Martino, struttura che il Comune di Trani ha affidato alla nostra Arcidiocesi con la possibilità di essere usata anche dalla Chiesa Ortodossa.
In tal modo la nostra Chiesa diocesana, come esorta il Santo Padre Benedetto XVI, in prossimità della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) compie un gesto concreto di fraternità nei confronti della Chiesa Ortodossa Romena.
Compiremo questo atto, partendo dalla Cattedrale che conserva le reliquie di S. Nicola il pellegrino, il quale apparteneva alla Chiesa Ortodossa Greca (1094 d.C.); e accompagnando, dopo il Vespro, la Comunità Ortodossa Romena nella propria sede di S. Martino.
Il Signore voglia servirsi di noi per crescere nell’unità e nella carità della sua Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica.
Ci dice Benedetto XVI: “Noi cristiani dobbiamo essere coscienti del nostro compito: far udire all’Europa e al mondo la voce di colui che ha detto ‘Io sono la luce del mondo: chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita’ (Gv 8,12). È nostro compito far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la nostra luce, ma la luce di Cristo. Imploriamo da Dio l’unità e la pace per le persone in Europa e dichiariamo la nostra disponibilità a collaborare per un autentico sviluppo sociale del continente ad Est e ad Ovest” (Messaggio alla terza assemblea ecumenica europea a Sibiu, 2007).
Il segno di fraternità verso la Chiesa Ortodossa romena rientra nella collaborazione per lo sviluppo sociale dei numerosissimi fratelli e sorelle romeni che operano sul nostro territorio.
A guidare la Comunità Ortodossa Romena, dispersa sul territorio dell’alto barese e della nuova Provincia pugliese, sarà il sacerdote ortodosso romeno Stefan Catalin Andronache .
Accogliamo con gioia questa presenza, apprezziamola e viviamo con essa in comunione di fede, di speranza e di carità. Dio voglia affrettare il giorno della piena comunione visibile per potere celebrare insieme la divina Eucaristia, sacramento di unità, vincolo di fraternità, di amore e di pace.
Vi invito tutti all’evento giovedì 10 gennaio che avrà luogo nella Cattedrale di Trani alle ore 18, benedicendovi dal profondo del cuore.

Trani, 2 gennaio 2008.

+ Giovan Battista Pichierri
arcivescovo
Icona della Natività - Scuola di Rublev
7 gennaio 2008 Natale Ortodosso
Auguri a tutta la Chiesa Ortodossa, nel segno dell'ecumenismo.
Auguri sorelle e fratelli romeni e, più in generale, dell'Est europeo, che lavorate nel nostro Paese, tra mille sacrifici, spesso lontani dai vostri bambini...
Speriamo che il Natale di Gesù voglia aiutare la società italiana ad essere più aperta e accogliente.
BUON NATALE!
6 gennaio 2008 Epifania del Signore

[4]Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. [5] A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli. [6] Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. [7] Tutti i greggi di Kedàr si raduneranno da te, i montoni dei Nabatei saranno a tuo servizio, saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria. [8] Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie? [9] Sono navi che si radunano per me, le navi di Tarsis in prima fila, per portare i tuoi figli da lontano, con argento e oro, per il nome del Signore tuo Dio, per il Santo di Israele che ti onora. [10] Stranieri ricostruiranno le tue mura, i loro re saranno al tuo servizio, perché nella mia ira ti ho colpito, ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te. [11] Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciar introdurre da te le ricchezze dei popoli e i loro re che faranno da guida.

(Dal libro del profeta Isaia 60, 4-11)








La Caritas Cittadina di Corato ha aderito al Sit-In, tenutosi a Roma per il dialogo e la Pace in Kenya, organizzato da Libera, Arci, Un Ponte Per..., Tavola Della Pace, Gruppo Abele.



Islam e cristianesimo
2008: anno del dialogo religioso?

da Nigrizia.it
Il 2008 si apre con ottimi auspici per quel che riguarda il dialogo religioso: i leader musulmani, fautori della lettera ‘Una parola comune tra Noi e Voi’ inviata a tutti i capi religiosi cristiani, hanno accettato l’invito del papa ad un incontro sul tema del dialogo.
L’incontro ci sarà: i 138 leader musulmani hanno accolto l’invito di Benedetto XVI ad un incontro sul tema del dialogo.
L’iniziativa era partita proprio dai capi musulmani, il 13 ottobre avevano inviato a tutti i rappresentanti delle fedi cristiane la lettera Una parola comune tra Noi e Voi, dove si auguravano di aprire presto un dialogo tra le due fedi. Ad un anno esatto dalla lettera aperta che 38 capi musulmani indirizzarono a Benedetto XVI sull'onda delle polemiche suscitate dalla sua ''lectio magistralis'' a Ratisbona, il nuovo documento, firmato da personalità di quasi tutti i paesi islamici, sunniti e sciiti, era indirizzato a tutti i leader cristiani, non solo al papa, ma anche al capo della Chiese anglicana, ortodossa, luterana, battista, metodista e riformista. “Se cristiani e musulmani non sono in pace, il mondo non può essere in pace” afferma la lettera.
Un documento senza precedenti, soprattutto se si considera che l’islam non ha una gerarchia clericale, accolto con entusiasmo negli ambienti clericali cristiani. Il 13 novembre la risposta del pontefice: la lettera con l’invito ad un incontro fu affidata dal segretario di stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, in rappresentanza di tutti i capi musulmani che hanno aderito all’iniziativa.

Proprio a Bertone il principe giordano ha fatto arrivare l’accettazione dell’invito: una delegazione arriverà a Roma per l’incontro. La proposta è di un incontro 'tecnico' per il mese di febbraio o marzo per discutere ''i dettagli degli accordi e della procedura''.

Obiettivi del dialogo islamo-cristiano, secondo Ghazi, devono essere il ''pieno rispetto per la dignita' di ogni essere umano'', una ''conoscenza oggettiva della religione dell'altro'' e l'''impegno comune nella promozione di rispetto reciproco e accoglienza tra i giovani''. ”Il nostro motivo per dialogare è essenzialmente voler cercare la buona volontà e la giustizia per praticare quel che noi musulmani chiamiamo rahmah e che voi chiamate caritas”.
Ghazi non nega che ci saranno sempre differenze tra le due fedi “anche Noi, come Voi, riteniamo impossibile un completo accordo teologico”, ma il dialogo serve a “cercare e promuovere una posizione e un'azione comune basata su cio' su cui siamo d'accordo in vista del bene comune e del bene di tutto il mondo''.
Sul dialogo religioso tra Islam e Cristianesimo ascolta l'intervista a padre Giuseppe Scattolin, comboniano missionario in Libano, Sudan ed Egitto e insegnante di mistica islamica al Pontificio istituto di studi arabi e islamistica di Roma.

1° Gennaio 2008

Giornata mondiale della Pace

FAMIGLIA UMANA, COMUNITÀ DI PACE

Il messaggio di Benedetto XVI su http://www.vatican.va/

Auguriamo a tutti un 2008 d'impegno continuo per la Pace, per la giustizia sociale, per la tolleranza, per il pluralismo, per la laicità delle istituzioni, per il riconoscimento pieno ed effettivo della dignità dell'Altro: immigrato, Rom, detenuto, disagiato psichico, dissidente, anziano, povero ... Buon Anno! E' un tempo nuovo che inizia, torniamo a sperare!