ZONA PASTORALE "SAN CATALDO" - CORATO

Sabato 26 gennaio 2008, alle ore 20.00, presso la Chiesa Matrice di Corato, avrà luogo una

VEGLIA DI PREGHIERA ECUMENICA PER LA PACE


Questa veglia, infatti, è stata realizzata in comunione con la Chiesa Valdese e con la Comunità Musulmana di Corato.

Si tratterà di una preghiera ecumenica per la PACE che vedrà la partecipazione oltre che di don Cataldo Bevilacqua Vicario episcopale per Corato, anche del Pastore della Chiesa Valdese e di un rappresentante di fede islamica della Moschea di Corato.

E' un grande segnale di dialogo tra le religioni all'insegna di un impegno comune per la Pace, contro ogni forma di guerra, di violenza e di intolleranza.

Si tratta di un evento di grande importanza e rilievo, forse nazionale, che testimonia come le religioni possano e debbano dialogare ed essere strumenti d'incontro tra i popoli e di costruzione di orizzonti di Pace.

E' un avento che d'altro canto testimonia come nell'Arcidiocesi si stia lavorando intensamente per l'Ecumenismo e per una profonda "convivialità delle differenze", all'insegna del riconoscimento e rispetto delle diversità e non certo del sincretismo religioso che tradisce l'autentico spirito ecumenico.

E' un evento che attesta come la Comunità islamica, prevalentemente marocchina, presente a Corato, abbia rapporti di grande amicizia con la Chiesa locale e sia impegnata nella promozione di percorsi di dialogo e di scambio, nel reciproco rispetto delle identità anche religiose considerate non un ostacolo, ma un'opportunità di reciproco arricchimento.

L'iniziativa è stata promossa dalla Zona Pastorale "San Cataldo" di Corato, in collaborazione con i movimenti e le associazioni ecclesiali oltre che con le Comunità Valdese e Musulmana.
Ecco la risposta della Redazione di CoratoLive.it, a firma di Giuseppe Cantatore, che ringraziamo per l'attenzione che ci ha riservato:


La risposta della Redazione

La replica della Caritas cittadina è di quelle che non lasciano indifferenti. Anche perchè perchè conosco lo spessore di chi le invia.Letta e riletta più volte, offre un punto di vista assolutamente condivisibile e addirittura prioritario rispetto a quanto è stato proposto all'interno della notizia. Per questo, crediamo che sarebbe stato nostro compito integrare quanto proposto con una nota che indirizzasse l'attenzione del lettore non solo verso il degrado del centro storico, ma anche e soprattutto verso la vicenda umana del ragazzo costretto a dormire sepolto dai cartoni lì dove idealmente, pochi giorni prima, era stato collocato Nostro Signore. Ma, attenzione. Ho parlato di "integrazione alla notizia" perchè quello che è stato proposto (così come ben si evince dall'articolo) è il testuale documento protocollato dai cittadini che protestavano per la situazione in cui versa l'Abbazia, con tanto di immagini allegate e scattate dagli stessi cittadini. Partendo dal sacrosanto principio secondo cui una testata è responsabile di quanto pubblica, è da precisare che CoratoLive.it, ha fatto da veicolo alla protesta di quei cittadini ed alla loro indignazione, senza fare commenti di alcun genere o, peggio, trascendere in termini offensivi. Mea culpa, quindi, per aver mancato di offrire al lettore una notizia dal respiro più ampio, pur risultando per noi difficile rispondere per conto di quei residenti che hanno espresso quel punto di vista così severamente giudicato. Informazione ed ascolto del lettore vanno assolutamente di pari passo, ma ci spiace, infine, leggere di "scoop ridicoli ed indifferenza rispetto al ruolo pedagogico dell’informazione", a fronte di un impegno, credeteci, quotidiano, costante ed immenso, ed orientato proprio nella direzione di una informazione giusta, diretta, democratica, efficace e fortemente orientata al rispetto della persona.Tanto che, lo ricorderà il coordinatore, tempo addietro cercammo insistentemente una stretta collaborazione con la Caritas (che tanto opera nella nostra città) proprio per aprire una finestra costante sulle tante realtà dell'umano degrado cittadino.In questa sede, allora, torniamo a chiedere alla Caritas di derogare ancora una volta alla scelta del silenzio mediatico e di approfittare di CoratoLive.it, in stretta sinergia con chi opera in redazione, per accendere i riflettori in maniera costante su queste situazioni. Non certo per visibilità, ma per agevolare l'oscuro lavoro quotidiano dei volontari, magari trovandone altri, magari con l'obiettivo di diffondere "la cultura del prossimo".Vorrà dire che, da oggi, ci impegneremo ancora di più, sempre nel pieno rispetto dell'Uomo e del Lettore.
Giuseppe Cantatore


A proposito di Arco Abbazia, abbiamo inviato a CoratoLive.it e a ViviCorato.it il seguente intervento, pubblicato il 15 gennaio 2008 solo da CoratoLive:
Spett.li Redazioni di Coratolive e di Vivicorato,
il modo in cui avete dato notizia di un ragazzo trovato a dormire tra i cartoni, al gelo, sotto Arco Abbazia, a Corato, è per noi inquietante.
Sembra incredibile che dei cittadini e per di più le vostre stesse testate giornalistiche possano parlare di tali fatti, in termini così volgari, offensivi e superficiali.
Si trova un ragazzo che dorme per strada e il problema qual è? Che si deturpa il centro storico!
Come siamo caduti in basso…
Tutti le questioni dovevano passare in second’ordine: lì c’era un ragazzo che dormiva per strada!
Certo, grande attenzione per i problemi del Centro storico… che tuttavia hanno ben altre cause di matrice urbanistico-sociologica, ma lì c’era un ragazzo che dormiva per strada!
In questo Natale, la Parrocchia San Domenico ha allestito un presepe che riproduceva, in scala, proprio l’Arco Abbazia, al cui interno era stata collocata la Natività.
Il ragazzo che avete trovato lì a dormire non è molto diverso da quella Donna, la Madre di Dio, che circa 2000 anni fa, in terra straniera, si trovò a partorire tra la paglia, i cartoni, negli anfratti di costruzioni diroccate.
Dove sarebbe arrivata la vostra indignazione perbenista, quante foto avreste scattato e pubblicato e i cittadini quanti vigili avrebbero chiamato, quanti insulti e improperi avrebbero riservato, a quella Donna, ragazza madre, straniera che partoriva per strada, il Figlio di Dio?
Risposta? Gli stessi e forse peggio, di quelli che avete riservato a questo ragazzo!
È appena passato Natale… il Natale delle luci, degli acquisti, delle tradizioni, delle mangiate, ma il Natale dell’incarnazione di Dio in ogni povero uomo, sembra che in tanta opinione pubblica della nostra città non sia mai arrivato.
Il cristianesimo non è un insieme di tradizioni, ormai al margine della superstizione.
Il cristianesimo è una rivoluzione radicale in cui Dio si fa uomo, beati sono i deboli, gli ultimi, le ricchezze si danno ai poveri e ogni uomo ha la stessa dignità di Dio.
Sotto Arco Abbazia c’era un uomo, per di più un ragazzo, che aveva ed ha la stessa dignità di Dio, che meritava lo stesso rispetto e venerazione che si può riservare a Dio e che voi, invece, con i vostri articoli, foto e filmati, avete calpestato nella sua dignità, al limite della legalità, avete trattato come un rifiuto che sporca e imbratta il cosiddetto centro storico della città.
Se un ragazzo dorme sotto Arco abbazia, allora per prima cosa te ne prendi cura, gli offri un tetto e vicinanza umana e poi l’aiuti a risolvere i suoi problemi.
Come potete ignorare il ruolo pedagogico che l’informazione deve svolgere, inseguendo invece scoop ridicoli, dichiarazioni sconcertanti e non aiutare la cittadinanza a rendersi conto che le nostre città producono inquietanti processi di esclusione, di emarginazione, di indifferenza, di sofferenze diffuse?
È per questo che la Caritas cittadina ha da tempo scelto la via del silenzio mediatico.
In tempi di propaganda di ogni genere, la serietà è stare in silenzio e lavorare per un rinnovato umanesimo.
Corato, 14 gennaio 2008
Equipe Caritas Cittadina Corato
Ecco la foto storica in cui l'Arcivescovo Giovan Battista Pichierri e il Metropolita di Parigi Josif, nella Cattedrale di Trani, dinanzi alle spoglie di San Nicola pellegrino, firmano l'accordo che affida la Chiesa di San Martino in Trani alla Chiesa Ortodossa Romena

Messaggio per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato - 13 gennaio 2008
I giovani migranti


Cari fratelli e sorelle,
il tema della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato invita quest'anno a riflettere in particolare sui giovani migranti. In effetti, le cronache quotidiane parlano spesso di loro. Il vasto processo di globalizzazione in atto nel mondo porta con sé un'esigenza di mobilità, che spinge anche numerosi giovani ad emigrare e a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro Paesi. 'La conseguenza è che dai Paesi d'origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliori risorse intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i migranti vigono normative che rendono difficile il loro effettivo inserimento. Di fatto, il fenomeno dell'emigrazione diviene sempre più esteso ed abbraccia un crescente numero di persone di ogni condizione sociale. Giustamente pertanto le pubbliche istituzioni, le organizzazioni umanitarie ed anche la Chiesa cattolica dedicano molte delle loro risorse per venire incontro a queste persone in difficoltà.
Per i giovani migranti risulta particolarmente sentita la problematica costituita dalla cosiddetta "difficoltà della duplice appartenenza": da un lato, essi sentono vivamente il bisogno di non perdere la cultura d'origine, mentre, dall'altro, emerge in loro il comprensibile desiderio di inserirsi organicamente nella società che li accoglie, senza che tuttavia questo comporti una completa assimilazione e la conseguente perdita delle tradizioni avite. Tra i giovani ci sono poi le ragazze, più facilmente vittime di sfruttamento, di ricatti morali e persino di abusi di ogni genere. Che dire poi degli adolescenti, dei minori non accompagnati, che costituiscono una categoria a rischio tra coloro che chiedono asilo? Questi ragazzi e ragazze finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di sfruttatori senza scrupoli che, più di qualche volta, li trasformano in oggetto di violenza fisica, morale e sessuale.
Guardando poi più d'appresso al settore dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi e delle vittime del traffico di esseri umani, ci si incontra purtroppo anche con molti bambini e adolescenti. A questo proposito, è impossibile tacere di fronte alle immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati, presenti in diverse parti del mondo. Come non pensare che quei piccoli esseri sono venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri? E, al tempo stesso, come non ricordare che la fanciullezza e l'adolescenza sono fasi di fondamentale importanza per lo sviluppo dell'uomo e della donna, e richiedono stabilità, serenità e sicurezza? Questi bambini e adolescenti hanno avuto come unica esperienza di vita i «campi" di permanenza obbligatori, dove si trovano segregati, lontani dai centri abitati e senza possibilità di frequentare normalmente la scuola. Come possono guardare con fiducia al loro futuro? Se è vero che molto si sta facendo per loro, occorre tuttavia impegnarsi ancor più nell'aiutarli mediante la creazione di idonee strutture di accoglienza e di formazione.
Proprio in questa prospettiva si pone la domanda: come rispondere alle attese dei giovani migranti? Che fare per venire loro incontro? Occorre certo puntare in primo luogo sul supporto della famiglia e della scuola. Ma quanto complesse sono le situazioni e quanto numerose sono le difficoltà che incontrano questi giovani nei loro contesti familiari e scolastici! All'interno delle famiglie sono venuti meno i tradizionali ruoli che esistevano nei Paesi di origine e si assiste spesso ad uno scontro tra genitori rimasti ancorati alla loro cultura e figli velocemente acculturati nei nuovi contesti sociali. Né va sottovalutata la fatica che i giovani incontrano per inserirsi nei percorsi educativi vigenti nei Paesi in cui vengono accolti. Lo stesso sistema scolastico pertanto dovrebbe tener conto di queste loro condizioni e prevedere per i ragazzi immigrati specifici itinerari formativi d'integrazione adatti alle loro esigenze. Importante sarà anche l'impegno di creare nelle aule un clima di reciproco rispetto e dialogo tra tutti gli allievi, sulla base di quei principi e valori universali che sono comuni a tutte le culture. L'impegno di tutti - docenti, famiglie e studenti - contribuirà certamente ad aiutare i giovani migranti ad affrontare nel modo migliore la sfida dell'integrazione ed offrirà loro la possibilità di acquisire quanto può giovare alla loro formazione umana, culturale e professionale. Questo vale ancor più per i giovani rifugiati per i quali si dovranno approntare adeguati programmi, nell'ambito scolastico e altresì in quello lavorativo, in modo da garantire la loro preparazione fornendo le basi necessarie per un corretto inserimento nel nuovo mondo sociale, culturale e professionale.
La Chiesa guarda con singolare attenzione al mondo dei migranti e chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi di origine una formazione cristiana di far fruttificare questo patrimonio di fede e di valori evangelici in modo da offrire una coerente testimonianza nei diversi contesti esistenziali. Proprio in ordine a ciò invito le comunità ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l'inserimento. Vi è poi tra i migranti, come ebbi a scrivere nel Messaggio dello scorso anno, una categoria da considerare in modo speciale, ed è quella degli studenti di altri Paesi che per ragioni di studio si trovano lontani da casa. Il loro numero è in continua crescita: sono giovani bisognosi di una pastorale specifica, perché non solo sono studenti, come tutti, ma anche migranti temporanei. Essi si sentono spesso soli, sotto la pressione dello studio e talvolta stretti anche da difficoltà economiche. La Chiesa, nella sua materna sollecitudine, guarda a loro con affetto e cerca di porre in atto specifici interventi pastorali e sociali, che tengano in conto le grandi risorse della loro giovinezza. Occorre far sì che abbiano modo di aprirsi al dinamismo dell'interculturalità, arricchendosi nel contatto con altri studenti di culture e religioni diverse. Per i giovani cristiani quest'esperienza di studio e di formazione può essere un utile campo di maturazione della loro fede, stimolata ad aprirsi a quell'universalismo che è elemento costitutivo della Chiesa cattolica.
Cari giovani migranti, preparatevi a costruire accanto ai vostri giovani coetanei una società più giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e serietà i vostri doveri nei confronti delle vostre famiglie e dello Stato. Siate rispettosi delle leggi e non lasciatevi mai trasportare dall'odio e dalla violenza. Cercate piuttosto di essere protagonisti sin da ora di un mondo dove regni la comprensione e la solidarietà, la giustizia e la pace. A voi, in particolare, giovani credenti, chiedo di profittare del tempo dei vostri studi per crescere nella conoscenza e nell'amore di Cristo. Gesù vi vuole suoi amici veri e per questo è necessario che coltiviate costantemente un'intima relazione con Lui nella preghiera e nell'ascolto docile della sua Parola. Egli vi vuole suoi testimoni e per questo è necessario che vi impegniate a vivere con coraggio il Vangelo traducendolo in gesti concreti di amore a Dio e di servizio generoso ai fratelli. La Chiesa ha bisogno anche di voi e conta sul vostro apporto. Voi potete svolgere un ruolo quanto mai provvidenziale nell'attuale contesto dell'evangelizzazione. Provenendo da culture diverse, ma accomunati tutti dall'appartenenza all'unica Chiesa di Cristo, potete mostrare che il Vangelo è vivo e adatto per ogni situazione; è messaggio antico e sempre nuovo; Parola di speranza e di salvezza per gli uomini di ogni razza e cultura, di ogni età e di ogni epoca.
A Maria, Madre dell'intera umanità, e a Giuseppe, suo castissimo sposo, profughi entrambi con Gesù in Egitto, affido ciascuno di voi, le vostre famiglie, quanti si occupano in vario modo del vasto mondo di voi giovani migranti, i volontari e gli operatori pastorali che vi affiancano con la loro disponibilità e il loro sostegno amichevole. Il Signore sia sempre accanto a voi e alle vostre famiglie, perché insieme possiate superare gli ostacoli e le difficoltà materiali e spirituali che incontrate nel vostro cammino. Accompagno questi miei voti con una speciale Benedizione Apostolica per ciascuno di voi e per le persone che vi sono care.
Dal Vaticano, 18 Ottobre 2007
BENEDETTO XVI
BENVENUTO ALLA CHIESA ORTODOSSA ROMENA
L'Equipe della Caritas Cittadina di Corato
accogliendo l'invito che l'Arcivescovo, con la sua lettera, ha fatto a tutti i fedeli dell'Arcidiocesi, parteciperà, con convinzione e gioia, giovedì 10 gennaio 2008, alle ore 18.00, nella Cattedrale di Trani, alla cerimonia di benvenuto alla Chiesa Ortodossa romena nella Chiesa di San Martino in Trani.

Si tratta di un avvenimento molto importante sul piano ecumenico e dell'attenzione pastorale verso le sorelle e i fratelli rumeni immigrati, presenti nel nostro territorio.

Tutto ciò rafforza l'impegno della Caritas nella premurosa accoglienza degli stranieri, nel rispetto delle differenze, anche religiose e nella promozione di una Chiesa dal volto umano attenta, nel nome di Gesù Cristo, ai bisogni dei più deboli e impegnata nella costruzione di un mondo di Pace.